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Paragrafo  13  .  Dal  1992 al 1995:  la crisi  del  sistema  politico
diventa irreversibile.

Gli  insanabili  contrasti interni alla maggioranza e  la  sempre  pi
grave   crisi   politico-istituzionale  portarono  allo   scioglimento
anticipato del parlamento, deciso dal presidente della repubblica il 2
febbraio  del  1992. Ebbe cos inizio un breve periodo nel  corso  del
quale la crisi dell'intero sistema politico sub un'accelerazione  che
la  rese irreversibile. La ricostruzione storiografica a questo  punto
si fa problematica, perch i processi di cambiamento sono solo avviati
e  non  sempre possono essere chiaramente definiti, tanto  che  non  
possibile  distinguere  se e in quale misura  essi  rappresentino  una
effettiva soluzione di continuit rispetto al passato.
Le   nuove  elezioni  politiche,  svoltesi  il  5  aprile  del   1992,
registrarono  un netto arretramento delle maggiori forze politiche  ed
una  significativa affermazione della lega nell'Italia settentrionale,
che  testimoniavano un ulteriore aumento della sfiducia degli elettori
verso i partiti.
Il  colpo  di  grazia alla credibilit di questi ultimi venne  inferto
dalla  cosiddetta inchiesta "mani pulite", avviata dai  giudici  della
procura  della  repubblica  di Milano nel febbraio  del  1992;  questa
infatti  port alla scoperta di un clamoroso intreccio  tra  affari  e
politica,  fondato sul pagamento di tangenti miliardarie a  favore  di
uomini  politici da parte di imprenditori e finalizzato, per i  primi,
al   finanziamento   illecito   dei   partiti   di   appartenenza    e
all'arricchimento  personale, e per i secondi,  alla  assegnazione  di
commesse per la realizzazione di opere pubbliche o per l'erogazione di
servizi. Il fenomeno si rivel assai pi diffuso di quanto si  potesse
inizialmente sospettare, tanto da apparire un vero e proprio sistema a
diffusione nazionale, esteso a tutti i settori e legato non solo  alla
assegnazione  di appalti ma anche a scelte di politica  economica;  in
esso risultarono coinvolti numerosi esponenti politici di primo piano,
tra  cui  segretari di partito e parlamentari, insieme ai vertici  dei
pi  grandi  gruppi  industriali  e  finanziari,  della  burocrazia  e
dell'apparato economico dello stato.
Significativi  furono anche i risultati del referendum del  18  aprile
del  1993 e delle elezioni amministrative svoltesi nello stesso  anno:
il   primo  vide  una  schiacciante  maggioranza  di  voti  a   favore
dell'introduzione  del  sistema maggioritario nelle  elezioni  per  il
senato; le seconde segnarono ancora una volta la sconfitta dei partiti
della maggioranza.
Nel  frattempo  l'opinione pubblica era scossa  dalla  violenza  della
criminalit mafiosa Il 23 maggio 1992, a Palermo, venne assassinato il
giudice  Giovanni  Falcone insieme alla moglie  e  ai  tre  agenti  di
scorta.  Poche  settimane dopo, il 19 luglio, stessa  sorte  tocc  al
giudice  Paolo Borsellino. Venivano cos a mancare due magistrati  che
avevano accumulato una straordinaria conoscenza della mafia, delle sue
attivit,  della  sua organizzazione e dei suoi legami  con  il  mondo
politico.   La   loro   scomparsa  provoc  una  vasta   mobilitazione
dell'opinione pubblica, che chiese un maggiore impegno degli organi

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costituzionali  nella  lotta  contro  la  criminalit  mafiosa  e  che
raggiunse  punte di forte tensione in Sicilia. Segu l'attivazione  di
nuovi  organismi,  come  la superprocura e la direzione  investigativa
antimafia, furono varati pi efficaci strumenti legislativi  e  decisi
interventi  straordinari, tra cui l'invio di contingenti  militari  in
Sicilia; numerosi boss mafiosi vennero trasferiti in penitenziari  pi
sicuri  perch  non fossero in grado di continuare  a  dirigere  piani
criminali. Tutto ci consent importanti successi: tra il  1992  e  il
1993  vennero arrestati alcuni esponenti di spicco dell'organizzazione
mafiosa;  a  Palermo,  dopo  24  anni di  latitanza,  venne  catturato
Salvatore   Riina,   il  numero  uno  di  "cosa  nostra",   condannato
all'ergastolo, accusato di numerosi delitti e sospettato di essere  il
mandante  dell'assassinio dei giudici Falcone e Borsellino. A distanza
di  pochi  mesi dalla cattura di Riina, per, lo stato e la convivenza
civile  furono  nuovamente  costrette  a  subire  un  nuovo  durissimo
attacco:  tra maggio e luglio del 1993 lo scoppio di ordigni esplosivi
a Roma, Firenze e Milano provoc morti, feriti e gravi danni a edifici
pubblici  e privati. Gli investigatori individueranno in questi  gravi
attentati una matrice mafiosa.
In  una situazione ormai chiaramente contrassegnata dalla necessit di
un  riassetto  politico-istituzionale, i governi ebbero vita  breve  e
difficile. Quello presieduto dal socialista Giuliano Amato,  formatosi
nel  giugno del 1992 dopo l'elezione a presidente della repubblica del
democristiano Oscar Luigi Scalfaro, riusc comunque a dare inizio alla
manovra  per  il  risanamento della finanza pubblica. Nel  luglio  del
1992,  governo, confederazioni sindacali e Confindustria  concordarono
l'abolizione della "scala mobile". L'accordo, sottoscritto il quale il
segretario  della CGIL Bruno Trentin si dimise, fu oggetto  di  vivaci
contestazioni  da  parte  dei  lavoratori.  Contemporaneamente   venne
avviata  la  riforma  del sistema pensionistico e  la  privatizzazione
delle imprese pubbliche.
Nell'aprile  del  1993,  dopo le dimissioni di  Amato,  l'incarico  di
formare  un  nuovo  esecutivo venne affidato a Carlo  Azeglio  Ciampi,
governatore  della Banca d'Italia apprezzato in Italia  e  all'estero.
Egli  form un governo con esponenti della DC, del PSI, del  PRI,  del
PSDI, del PLI, con tecnici indipendenti e, per la prima volta, con tre
rappresentanti del PDS e uno dei verdi. Questi ultimi per si dimisero
subito,   in   seguito   al   rifiuto  della   camera   di   concedere
l'autorizzazione  a  procedere  contro  Bettino  Craxi,  sottoposto  a
indagine  giudiziaria  dalla procura della repubblica  di  Milano.  Il
nuovo  governo pertanto risult indebolito in partenza  e  dovette  in
pratica  limitarsi  a  predisporre la  nuova  legge  elettorale  e  la
finanziaria per il 1994.
Dimessosi  Ciampi nel gennaio del 1994, furono indette nuove  elezioni
per  il  27 marzo successivo. Queste si svolsero in un quadro politico
profondamente  mutato.  Una delle novit pi  rilevanti  era  la  fine
dell'unit  politica  dei  cattolici, determinata  dalla  dissoluzione
della  democrazia  cristiana; al suo posto infatti  poco  prima  delle
elezioni  si era formato il partito popolare italiano (PPI), al  quale
non  aveva  aderito  una  minoranza che  aveva  dato  vita  al  centro
cristiano  democratico  (CCD). Il partito socialista,  travolto  dagli
scandali politico-finanziari, era ridotto ai minimi termini e  diviso;
sorte  analoga  era  toccata agli altri partiti minori.  Il  movimento
sociale-destra  nazionale aveva assunto il nome di alleanza  nazionale
(AN)  e si proponeva come nuova forza di destra moderata. Una presenza
assolutamente  inedita  era  quella di forza  Italia,  una  formazione
politica promossa da Silvio Berlusconi, un

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imprenditore   detentore   di   un  rilevante   potere   nel   settore
dell'informazione  e in quello delle reti televisive  in  particolare,
che si presentava come forza capace di ostacolare l'affermazione delle
sinistre  e prometteva allargamento dell'occupazione, riduzione  delle
tasse e rilancio dell'iniziativa privata.
Il complicato panorama politico venne semplificato dalla formazione di
tre  raggruppamenti,  resa  per altro necessaria  ed  opportuna  dalla
introduzione  del sistema elettorale maggioritario. PDS,  rifondazione
comunista, la rete, i verdi, parte dei socialisti, i cristiano-sociali
e  alleanza  democratica, una formazione nata nel 1993 e  composta  da
laici  e  cattolici  per  promuovere  le  riforme  istituzionali,   si
riunirono  nel cosiddetto "polo progressista". A questo si contrappose
il  "polo delle libert", formato da forza Italia, alleanza nazionale,
lega,  CCD, lista Pannella e altri esponenti degli ex partiti  minori.
Il  PPI,  il  patto  per  l'Italia guidato da  Mario  Segni  ed  altri
rappresentanti  delle  vecchie forze politiche  dettero  vita  ad  una
coalizione di centro.
Il "polo delle libert" risult vincitore, conquistando la maggioranza
assoluta  alla  camera e sfiorandola al senato.  Il  presidente  della
repubblica  affid quindi l'incarico di formare il  governo  a  Silvio
Berlusconi.  Il nuovo esecutivo, sottoposto ad aspre critiche  per  la
concentrazione  dei  poteri  nelle mani  del  suo  leader,  ebbe  vita
difficile  a causa soprattutto della crescente conflittualit  tra  la
lega  e  le altre forze della maggioranza, tanto che nel dicembre  del
1994 fu costretto a dimettersi. Nel gennaio del 1995 Lamberto Dini, ex
ministro  del tesoro del precedente governo, dette vita  ad  un  nuovo
esecutivo  formato  essenzialmente  di  tecnici  e  con  un  programma
limitato  alla  soluzione  delle  principali  emergenze  economiche  e
politiche. Il nuovo governo raccolse qualche significativo successo in
campo finanziario, operando concretamente per la riduzione del deficit
pubblico  e per il rilancio dell'economia, che comunque stava traendo,
specie  nel  settore  dell'esportazione, un certo beneficio  dal  calo
della lira, diminuita di oltre il 30% del suo valore dal 1992 al 1995.
Il  21  aprile 1996 si sono svolte nuove elezioni, che hanno assegnato
la  maggioranza ai partiti di centro (partito popolare ed altri) e  di
sinistra  (partito democratico della sinistra, rifondazione  comunista
ed  altri),  riuniti  nella formazione denominata  "l'Ulivo",  il  cui
leader, Romano Prodi,  diventato il nuovo capo del governo.
